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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

 

 

Quadro macroeconomico

I Paesi Bassi sono la quinta economia dell’Unione Economica e Monetaria (dopo Germania, Francia, Italia e Spagna) e vantano il terzo PIL pro-capite più alto dell’Eurozona, dopo Lussemburgo e Irlanda (Eurostat). Secondo il Rapporto “Doing Business 2020 della Banca Mondiale, erano al 24esimo posto su 190 Paesi per facilità ad aprire ed amministrare un’impresa. Secondo il Global Competitiveness Report 2018 del World Economic Forum, sono la quarta economia mondiale per competitività.

Secondo le stime pubblicate dal rapporto dell’Ente Nazionale di Statistica olandese CBS, nel 2020, l’interscambio complessivo di beni dei Paesi Bassi con il resto del mondo è ammontato a 906,83 miliardi di euro, di cui 424,19 miliardi di importazioni, un calo dell’-8% (comprensivi di 208,38 miliardi di euro da Paesi UE) e 482,64 miliardi euro di esportazioni, una diminuzione del -6% (di cui 305,19 miliardi di euro verso Paesi UE).

Nella classifica dei partner commerciali olandesi nel 2020 la Germania ed il Belgio si riconfermano rispettivamente al primo e secondo posto, mentre il Regno Unito, ora quinto partner commerciale, ha ceduto la sua terza posizione agli Stati Uniti, vedendo davanti a sé come quarto partner la Cina. L’avanzo commerciale olandese risulta pari a 58,45 miliardi di euro, con una crescita rispetto ai 55,37 miliardi di euro del 2019.

Nel 2020, le importazioni olandesi mostrano risultati negativi per tutte le dieci nazioni principali in classifica, tranne quelle dalla Cina, che incrementano con il +10%. Si segnala inoltre l’arrivo dell’Irlanda tra le dieci nazioni principali fornitori: nel 2018 ancora tredicesimo fornitore dei Paesi Bassi con una quota dell’1,6% dietro Spagna, Polonia e Giappone, nel 2019 Irlanda risultava la decima provenienza delle importazioni olandesi con il 2,0% sul totale, mentre nel 2020 risulta nona in classifica con una quota sulle importazioni totali del 2,1%. Russia, invece, nel 2020 ha visto un drastico calo del -39% delle forniture ai Paesi Bassi, che fa risultare la quota di mercato russa il 2,2% sul totale mondiale, rispetto al 3,4% nel 2019.

I primi sei beni costituenti la maggior parte delle importazioni nel 2020 includono macchinari e mezzi di trasporto (33,7%), manufatti vari (14,3%), prodotti chimici e farmaceutici (14,0%), combustibili minerali e lubrificanti (11,4%), prodotti alimentari ed animali vivi (10,3%) e manifatture (9,9%).

Nel 2019 il mercato dell’export olandese ancora registrava un aumento del 3,6% del mercato dell’export, riconfermandolo pilastro dell’economia dei Paesi Bassi e sottolineando di fatto un’industria competitiva a livello europeo e internazionale. Nel 2020, le esportazioni olandesi hanno invece registrato una diminuzione del -6%. I principali mercati si mantengono quelli europei e prossimi, con Germania, Belgio, Francia e Regno Unito nei primi quattro posti. Notevole la crescita delle esportazioni a Polonia (+5%) e Cina (+10%), uniche nazioni in questa classifica ad avere un risultato positivo.

I settori che strutturano maggiormente l’export olandese comprendono macchinari e mezzi di trasporto (30,5%), prodotti chimici e farmaceutici (18,4%), prodotti alimentari ed animali vivi (13,7%) e manufatti vari (12,8%). Un contributo significativo è fornito dalle riesportazioni, ovvero l’introduzione nel mercato europeo di prodotti importati da altri Paesi (ad esempio India e Cina) e che vengono reindirizzati tramite il porto di Rotterdam, ma anche quelli di minore grandezza.

I Paesi Bassi sono tra i principali attori mondiali nel settore degli investimenti diretti esteri (IDE). Le statistiche dell’ultimo World Investment Report (WIR) dell’UNCTAD, pubblicato a giugno 2020, collocano i Paesi Bassi al quarto posto al mondo per flussi di IDE in entrata (terzo nel 2018) e risalgono dal 161mo posto, con un saldo negativo nel 2018, al terzo posto per flussi di IDE in uscita nel 2019. I flussi IDE in entrata ammontavano a 84 miliardi di dollari, a fronte degli 114 dell’anno precedente. I Flussi IDE in uscita ammontavano a 125 miliardi di dollari rispetto al dato negativo di -19 miliardi dell’anno precedente.

Per quanto riguarda gli stock di IDE mondiali, per i Paesi Bassi il rapporto UNCTAD indica 1750 miliardi di dollari in entrata nel 2019 e circa 2565 miliardi di dollari in uscita. I dati della DNB invece stimano in 3890 miliardi di euro gli stock in entrata (2,5% in meno rispetto al 2018) e 4970 miliardi di euro gli stock in uscita (una crescita del +0,14% rispetto al 2018).

Anche nel 2019, secondo i dati DNB, gli USA si confermano i principali investitori stranieri nei Paesi Bassi con una somma di 871,43 miliardi di Euro. Rilevanti anche i contributi del Lussemburgo con 482,28 miliardi di Euro, Regno Unito con 356,46 miliardi di Euro e Germania con 274,22 miliardi di Euro. Per quanto concerne i destinatari degli investimenti olandesi nel 2019, i principali Paesi sono gli stessi: gli Stati Uniti occupano il primo posto, con 773,74 miliardi di euro ricevuto: a seguire il Regno Unito, con 583,54 miliardi. Al terzo posto si colloca la Svizzera, con 360,74 miliardi. L’Italia si colloca al quindicesimo posto per gli IDE in entrata, con 66,43 miliardi di Euro pari al 1,71% del totale, ed al dodicesimo posto per gli IDE in uscita, con 128,50 miliardi di Euro, pari al 2,59% del totale.

Rapporti bilaterali

L’Italia è stabilmente inserita fra i primi dieci partner commerciali dei Paesi Bassi, rappresenta infatti il settimo partner commerciale essendo stata nel 2020 il sesto mercato di destinazione delle esportazioni olandesi ed il settimo mercato di provenienza delle importazioni.

Nel 2020, secondo l’istituto di statistica olandese, l’interscambio di beni tra i due Paesi è stato pari a 30,8 miliardi di euro, di cui 19,26 miliardi di importazioni dai Paesi Bassi (-6% rispetto al 2019) e 11,52 miliardi di esportazioni italiane (-2%), con una diminuzione dell’interscambio complessivo del -4,5% rispetto al 2019.

In merito all’interscambio bilaterale con l’Italia, i dati pubblicati da CBS mostrano un rapporto costante tra i Paesi per quanto riguarda l’import/export, nonostante l’impatto della crisi COVID-19. La quota di mercato nell’interscambio nel 2020 è risultata il 3,4% dell’interscambio olandese con il mondo; per le importazioni olandesi, Italia nel 2020 ha fornito il 2,7% del valore totale (rispetto al 2,6% nel 2019), mentre per le esportazioni olandesi, la quota era rimasta uguale (4,0%).

Nel 2020, i Paesi Bassi hanno importato dall’Italia beni per un totale di 11,5 miliardi di euro, con un calo del -2% rispetto all’anno precedente. Tra i primi cinque prodotti maggiormente importati si trovano: prodotti farmaceutici e medicinali (1.168 mln di euro, +15,8%); macchinari (950 mln di euro, -0,2%); apparecchi elettrici (600 mln di euro, -4,8%), petrolio grezzo e prodotti di petrolio (523 mln di euro, -33,5%); indumenti e accessori (511 mln di euro, -8,3%). L’import olandese dall’Italia riguardante il settore agro-alimentare conferma una certa ricettività del mercato ai prodotti italiani di qualità. Dopo un calo delle importazioni di prodotti alimentari italiani nel 2018, il valore di 1,29 miliardi di euro registrato nel 2019 da CBS mostra di nuovo una crescita del 5,1%, mentre anche nel 2020 questo comparto mostra una crescita del +2,6%, per un valore totale di 1,33 miliardi di euro. Le esportazioni dai Paesi Bassi all’Italia contano nel 2020 un volume d’affari totale di 19,3 miliardi di euro; un calo del -5,9% dopo una leggera crescita del 0,6% nel 2019. Nel 2020 i cinque beni maggiormente esportati nel nostro paese sono stati: prodotti farmaceutici e medicinali (1.641 mln di euro, +6,5%); apparecchiature per telecomunicazioni (1.239 mln di euro, +6,1%); apparecchi elettrici (1.224 mln di euro, +0,4); computer e unita’ periferiche (1.047 mln di euro, -8,6%); strumenti ed apparecchi professionali e di ricerca (976 milioni di euro, -1,1%).

Per quanto concerne gli investimenti diretti dall’Italia verso i Paesi Bassi, in base ai dati della Banca Centrale olandese (DNB) del marzo 2021, nel 2019 gli stock sono diminuiti rispetto all’anno precedente, attestandosi a 66,433 miliardi di euro (erano 70,543 mld nel 2018), con una decrescita del 5,8%. Nel 2019 l’Italia occupa il quattordicesimo posto a livello mondiale quale Paese investitore nel mercato olandese con l’1,71% del totale degli investimenti diretti esteri, rispetto ad una quota del 1,77% nel 2018. Tra i Paesi dell’Unione Europea (da cui provengono il 48,8% dello stock totale), l’Italia è l’ottavo Paese investitore.

Per gli investimenti diretti olandesi in Italia, la DNB indica uno stock diminuito del 14,5%, attestandosi a 128,5 miliardi di euro, con l’Italia che rappresenta il dodicesimo Paese di destinazione. Nel 2018 (stock di 150,3 miliardi di euro), l’Italia occupava la decima posizione per gli investimenti olandesi con una quota del 3,0% del totale, rispetto ad una quota del 2,6% nel 2019. Tra i Paesi dell’Unione Europea, che nel 2019 erano la destinazione per il 43,5% degli investimenti olandesi, l’Italia è in sesta posizione.

Sulla base dei dati della Banca Centrale olandese (DNB), nel 2019 i flussi di investimenti diretti italiani verso i Paesi Bassi hanno indicato un attivo di 2.185 milioni di euro, risultato raggiunto tramite tre trimestri di investimenti stabili (Q1 a +179 milioni di euro, Q2 a +1.718 milioni di euro e Q4 a 734 milioni di euro), interrotti dal terzo trimestre che controbilanciava con -446 milioni di euro. Per il primo semestre 2020 si è realizzato un dato negativo, con disinvestimenti in entrambi i trimestri di complessivamente -362 milioni di euro.

Nello stesso periodo i flussi degli investimenti diretti olandesi verso il nostro Paese hanno registrato un dato positivo di 648 milioni di euro, dovuto a investimenti durante il primo, il terzo ed il quarto trimestre (rispettivamente Q1 +2,14 miliardi, Q3 +727 milioni, Q4 +2,98 miliardi). Nel secondo trimestre si è verificato un disinvestimento complessivo di -5,2 miliardi di euro. Nel primo semestre del 2020, si è verificato un risultato positivo complessivo di +3,45 miliardi di euro, con investimenti soprattutto nel secondo trimestre (+2,79 miliardi di euro).

Fonte: Elaborazioni Ambasciata d'Italia su dati Eurostat, CBS, CBP, DNB, UNCTAD

 


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