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Cooperazione economica

 

Cooperazione economica

Quadro macroeconomico

I Paesi Bassi sono la quinta economia dell’Unione Economica e Monetaria (dopo Germania, Francia, Italia e Spagna) e vantano il terzo PIL pro-capite più alto dell’Eurozona, dopo Lussemburgo ed Irlanda (Eurostat). Secondo il Rapporto “Doing Business 2019” della Banca Mondiale, sono al 24esimo posto su 190 Paesi per facilità di aprire ed amministrare un’impresa. I Paesi Bassi sono anche il quinto esportatore mondiale di merci (USD 652 miliardi nel 2018, circa il 3,7% del totale delle esportazioni mondiali) e il secondoesportatore mondiale nel settore agricolo, con 62,9 miliardi di Euro nel 2018.

Secondo il Global Competitiveness Report 2019 del World Economic Forum, i Paesi Bassi sono inoltre diventati la quarta economia mondiale per livello di competitività, dopo, Singapore, Stati Uniti d’America e Hong Kong, guadagnando due posizioni rispetto al sesto posto conseguito nel 2018. Inoltre, secondo il 2018 Global Innovation Index i Paesi Bassi occupano il secondo posto a livello mondiale per Innovazione dopo la Svizzera.

Nel 2018 la crescita del PIL è stata stimata pari al 2,6%, mentre le previsioni per il triennio 2019-2021 indicano una flessione dell’1,7% per il 2019 e dell’1,3% per il biennio 2020-2021.

I Paesi Bassi presentano una notevole apertura al commercio internazionale: secondo le statistiche CBS, nel 2018 l’interscambio complessivo di beni dei Paesi Bassi con il resto del mondo è ammontato a 939,15 miliardi di euro, di cui 441,27 miliardi di importazioni (di cui 235,90 miliardi da Paesi UE) e 497,87 miliardi di esportazioni (di cui 352,38 verso Paesi UE). L’avanzo commerciale risultava pari a 56,60 miliardi, con una lieve decrescita rispetto ai 58,55 miliardi del 2017. Merita segnalare come, a conferma della congiuntura positiva dell’economia olandese, importazioni ed esportazioni sono cresciute a ritmi piuttosto simili.

Nel 2019, l’interscambio complessivo di beni dei Paesi Bassi con il resto del mondo è ammontato a 975,812 miliardi di euro, con un incremento del +3,9 % rispetto al 2018. L’avanzo commerciale ammontava a 55,97 miliardi di euro (- 1,1% rispetto al 2018, quando ammontava a 56,60 miliardi di euro. Le importazioni complessive sono cresciute del 4,2%, mentre le esportazioni hanno mostrato una crescita del 3,6%.

Attualmente la quota delle esportazioni rispetto al PIL supera il l’80% (secondo la World Bank, nel 2018 essa si è attestata all’84,3%) mentre negli anni ‘90 essa era pari a circa il 40%. Sono peraltro il secondo esportatore mondiale nel settore agricolo, dopo gli Stati Uniti d’America, per un valore complessivo di 90,3 miliardi di Euro nel 2018 (lo 0.2% in più rispetto ai 90,1 miliardi del 2017). Fondamentale il ruolo delle riesportazioni di prodotti di Paesi extra-UE, prevalentemente tramite il porto di Rotterdam (primo in Europa e undicesimo al mondo per movimentazione commerciale nel 2017). La forte vocazione europea dell’economia olandese è confermata dal fatto che, nel 2018, la percentuale di esportazioni destinate ai paesi UE si è attestata intorno al 71% (rielaborazione dati CBS).

Nel 2019, il valore delle esportazioni olandesi verso Paesi dell’Unione Europea è stato di 359,47 miliardi di euro, corrispondente al 69,6 % del totale.

Quale segnale del miglioramento dei fondamentali macroeconomici, nel novembre 2015 Standard & Poor’s ha restituito ai Paesi Bassi la tripla A nel rating finanziario, a due anni dal declassamento ad AA+ operato a causa della procedura di deficit eccessivo in piena recessione. Fitch e Moody’s hanno invece mantenuto la tripla A.

Dal 2014 l’economia olandese è uscita dalla recessione e si trova in una condizione di crescita stabile e solida. La ripresa è stata dettata (e consolidata) dal concorso di cause endogene ed esogene al sistema economico olandese: sulle prime, occorre menzionare l’eccellente business climate, il consolidamento di bilancio, l’elevato livello di investimenti privati ad alta tecnologia; sulle seconde, il basso prezzo del petrolio e la politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea, ancorché quest’ultima sia stata in parte criticata dal settore finanziario olandese a causa dei bassi tassi di interesse.

Cooperazione economica bilaterale

L’Italia è stabilmente inserita fra i primi dieci partner commerciali dei Paesi Bassi, posizionandosi a fine 2018 come sesto mercato di destinazione delle esportazioni olandesi e l’ottavo mercato di provenienza delle importazioni. A fine 2019 l’Italia occupa il nono posto della classifica dei fornitori dei Paesi Bassi e il sesto posto tra i clienti del Paese (fonte Osservatorio Economico del MAECI).

Nel 2019 l’interscambio di beni tra i due Paesi è stato pari a 34,8 miliardi di euro, di cui 23 miliardi di importazioni dai Paesi Bassi (+0,4% rispetto al 2018) e 11,8 miliardi di esportazioni italiane (+1,8 %), con un modesto aumento dell’interscambio complessivo pari allo 0,9% rispetto al 2018 (fonte ICE, Agenzia).

Riguardo ai principali comparti merceologici dell’interscambio bilaterale, nel 2019 l’Italia ha esportato verso i Paesi Bassi principalmente: macchinari per impiego generale (1,2 mld, + 3%), medicinali e preparati farmaceutici (1 mld, +16,3%), prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (567 mln, -38%), prodotti chimici di base (439 mln, -13,9%), apparecchiature per le telecomunicazioni (396 mln, +277,8%), articoli di abbigliamento (389 mln, -6,6%), articoli in materie plastiche (359 mln, +0,5%), macchinari per impiego speciale (352 mln, +11,1%), apparecchi per uso domestico (278 mln, -16,9%).

Le importazioni italiane dai Paesi Bassi hanno riguardato prevalentemente prodotti chimici di base (2,5 mld, -4,5%), e medicinali e preparati farmaceutici con un incremento di quasi il 23,8% e un valore di 2,2 miliardi di euro. Seguono computer e unità periferiche (1,6 mld, -2,5%), strumenti e forniture mediche e dentistiche (1,3 mld, +25,8%), apparecchiature per le telecomunicazioni (1,2 mld, -26,4%), carne lavorata e conservata (866 mln, +5,3%), altri prodotti chimici (732 mln, -4,2%), gas naturale (680 mln, +3,5%), altre macchine di impiego generale (635 mln, +5,4%), prodotti della siderurgia (555,6 mln, -10,4%).

I Paesi Bassi continuano a rappresentare uno dei principali attori a livello mondiale per gli IDE sia in entrata che in uscita. Nella graduatoria mondiale del “World Investment Report 2019”, pubblicato nel giugno 2019 dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), i Paesi Bassi nel 2018 si sono posizionati al quinto posto per stock di IDE in entrata, mentre sono scesi al quindicesimo posto a livello mondiale per stock di IDE in uscita, perdendo molte posizioni rispetto al 2016 quando erano al terzo posto.

Il rapporto indica per i Paesi Bassi uno stock di IDE mondiali in entrata di circa 4.374 miliardi di euro, nonostante il calo del 5,1% rispetto al 2017. Invece lo stock di IDE in uscita dai Paesi Bassi è stato pari a oltre 5.347 miliardi di euro, registrando anch’esso un calo (-4,2%).

Anche nel 2018 gli Stati Uniti d’America si confermano i principali investitori stranieri nei Paesi Bassi con una somma di 621,1 miliardi di Euro, nonostante un calo del 22% rispetto al 2017. Segue il Lussemburgo con 498,4 miliardi di Euro, (-14,4%).

In aumento sono stati invece gli investimenti provenienti dalla Svizzera (272 miliardi di euro (+11,7%) e dalla Germania (211 miliardi di euro, + 15,7%). L’Italia è scesa di una posizione, andando a classificarsi al 14mo posto con 66,5 miliardi di euro (--9,5%).

Per quanto concerne i destinatari degli investimenti olandesi nel 2018, i principali Paesi sono stati: Stati Uniti (805,2 miliardi, + 5,2%), Regno Unito (552 miliardi (, Svizzera (439,4 miliardi, +7%), e Germania (312 miliardi).

L’Italia si è posizionata come nono mercato di destinazione, restando nella stessa posizione del 2017 nonostante il lieve calo (-1,3%) con un totale di 143,3 miliardi di euro.


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